Le radici
Fortunato Fiorentino il metallo l'ha imparato in trafileria. Lì ha capito come si comporta sotto le mani, e come funziona davvero un'azienda: due cose che a scuola non si insegnano.
Poteva bastargli. Invece, negli anni Settanta, finito il turno tornava a casa e ne cominciava un altro: di notte, in un garage, aveva iniziato a pulire pezzi conto terzi. Nessuna insegna, nessun capannone. Un banco, due mani, e i pezzi che tornavano indietro più belli di come erano arrivati.
Dietro non c'era un piano industriale. C'era un uomo che sapeva fare bene una cosa e non era disposto a farla a metà. Dal garage nasce la sua prima attività in proprio, piccolissima, che fa soltanto quello. Da quelle notti è nato tutto il resto.